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venerdì, 04 luglio 2008
 

Ethnic hair styles
Sloppy neo hippies
Retro punks
People with thick glasses glorifying serial killers
Hobbit motherfuckers
No guts
No glory
No riot
I've had enough
My generation sucks
I agree
My generation sucks
Cyber idiots with pierced scrotums copulating with animals in cars parked ouside the rave party
Not enough war
Not enough famine
Not enough suffering
Not enough natural selection
That's what I say
My generation sucks
I've had enough
My generation sucks

Allora.

Già il fatto che un cristone di trentacinque anni senta consonanze con i Turbonegro è una di quelle circostanze per le quali mettersi a letto, nascondere tutte le potenziali armi e chiamare qualcuno che con la forza possa obbligarti a sottoporti ad un trattamento sanitario obbligatorio di quelli coi controcoglioni, tipo elettroshock e calci nei coglioni ad intervalli strettissimi.

Però c'hanno ragione, i Turbonegro.  Questa generazione fa schifo. Non ho mai visto nessuno prendee tanta merda in faccia tutto felice e scodinzolante in attesa della palata successiva. Impressionante, davvero.

Diomio.

Sono un vecchio rompicoglioni che bestemmia il destino cinico e bar, seduto sulle panchine davanti al comune ciucciando birra Patruni e Sutta, disinteressandomi completamente nei confronti di qualsiasi cosa non contribuisca ad incrementare il volume già trigonometrico dei miei coglioni.

Odio tutti.
Voglio vedere stragi e mutilazioni.
Indistinte.
Casuali.
Senza un perchè.
Senza una causa.

Sono un vecchio rompicoglioni, di quelli che quando avevo dieci cercavo di rompergli i vetri delle finestre a pallonate e quando ne avevo quindici passavo direttamente ai finestrini dell'auto con la ceramica delle candele fottute ai motorini.
Ho preso coscienza del merdoso stato esistenziale in cui verso e l'unica cosa che voglio è vendetta.

Hobbit Motherfuckers.
No guts. No glory. No riot. My generation sucks.

Voglio scrivere serenate a serramanico, madrigali al napalm, sonetti a frammentazione, romanze a propulsione bestemmiatoria. Ma forte. Prendere a calci i culi giusti. Col giubbotto di jeans con la spilletta Turbojugend, le adidas bianche ai piedi, il jeans blu inchiostro ed un pacco grande così. E la Kawasaki nera. Prendetemi, se ci riuscite. Hobbit Motherfuckers.

Gonzo Journalism, si chiama.

Ma Hunter S. Thompson è morto.

Mavafanculo.

Garantisce Mister TheGoblin | luglio 04, 2008 17:10 | commenti (1)


lunedì, 30 giugno 2008
 

 

Zombified

(oppure Arbeit Macht Frei, a scelta)

(Salvate il soldato Bop. Non è uno scherzo)

Garantisce Mister TheGoblin | giugno 30, 2008 16:58 | commenti (2)


martedì, 24 giugno 2008
 

Dove eravamo rimasti?

All'inizio di marzo, mi pare.

Si, probabilmente all'inizio di marzo. Mi pare di ricordare che all'inizio di marzo la mia esistenza si barcamenava su qualche soddisfazione, un po' di incazzature, il giusto tasso di nervosismo, una o due soddisfazioni da minchia in mano, il regolare flusso di cazzi miei e il coefficiente di sciollero appena appena sotto la media ottimistica prefissata all'inizio dell'anno.
Un bilancio coi controcazzi, praticamente.

Poi è successo qualcosa.

Hanno rapito Bop.

Hanno rapito Bop e al posto suo hanno messo un organismo di sintesi programmato per allargare il culo a comando e prenderla fino in fondo senza fiatare.
Un cyborg creato per portare avanti quanto più lavoro possibile senza possibilità di ribellione, riposo, sonno, bisogni corporali ed esigenze personali.
Un Frankenstein assemblato con parti umane di provenienza dubbia, con la sola differenza rispetto all'originale degli elettrodi piazzati sulle palle invece che sulle tempie, ai quali inviare periodicamente moleste scosse elettriche a memoria perenne della vita merdosa al quale il suo creatore l'aveva destinato.
Un Doppelganger che lo ha reso ubiquo ed insensibile, un essere dotato di zero sensibilità al dolore ed a tutti gli stimoli fisici e psichici, il cui unico scopo nella vita è la missione da compiere, senza pretese di alcun tipo ed invariabilmente entro il giovedi pomeriggio. Anche contro il tempo e gli eventi. Soprattutto contro il tempo e gli eventi.
Hanno rapito Bop.

Ma siccome Bop è uno che modestamente gliela possono, con un colpo di coda degno del più pessimo filmaccio d'azione americano, Bop è sfuggito dalle grinfie dei suoi carcerieri, riguadagnando così la libertà.
Solo per accorgersi che il mondo è cambiato. Troppo, perchè siano trascorsi solo tre mesi e mezzo.
Come i soldati giapponesi abbandonati nelle foreste del sudest asiatico e ritrovati nel 1983 con ancora indossola mimetica, con la baionetta innestata ed il colpo incanna, convinti che la guerra non fosse finita.
Col cazzo.

E' finita e l'ho persa. Come i soldati giapponesi.
Sono diventato come il re Mida , ma all'inverso.

Quello che tocco diventa merda. bella prospettiva.

Ormai non faccio più nemmeno caso al giramento di coglioni. Il venticello, i capelli spettinati, il "frrrrr" perpetuo provocati dal moto rotatorio dello scroto nemmeno lo sento più. Mi ci sono abituato, più o meno come ha finito col fare chi ha preso casa vicino ad un aeroporto. 

Ho perso tutte le battaglie. Ad una ad una. Tutte perse.

A questo punto le soluzioni dovranno essere radicali, altrimenti non vale neanche la pena che siano.

Dittatura spietata e repressione nel sangue.

Oppure

catastrofe di proporzioni coraniche

e contemporaneamente

rilettura globale delle strategie che mi hanno accompagnato fino ad oggi

senza tralasciare

vendette sommarie a campione, del tipo "mira alle palle, colpisci forte, fottili più che puoi e dopo corri come il fulmine",

non senza una buona dose di

spargimenti di sangue, viscere e veleni a piene mani

che preclude all

cura definitiva, tramite un misto di uso intensivo ed estensivo di Metodo Ludovico e Rupe Tarpea.

Un paio di mesi fa un post di questi avrebbe atto un immediato volo verso il cestino, tanto è idiota e scritto alla cazzo di cane.


Ho un forte bisogno di morire e rinascere sotto mentite spoglie.

 

 

 

Garantisce Mister TheGoblin | giugno 24, 2008 14:50 | commenti (7)


martedì, 10 giugno 2008
 

La primavera.

Si, proprio lei.

La primavera.

Quella che non è mai arrivata, che qui si è passati da sei mesi d'autunno a uno e mezzo d'estate, più o meno nei dintorni della metà di aprile.

La primavera, dei pomeriggi sonnacchiosi a guadrare i turisti aggirarsi col naso all'insù, le canottiere azzurre, i sandali che ricoprono calzini bianchi che ricoprono mefitici sandali di pelle che fanno da proscenio a polpacci flaccidi sovrastati da pantaloncini di un verde a metà tra l'oliva ed il mimetico indossati su pelli che per metà restano bianco stracchino e per l'altra metà sono diventate rosso carminio.

La primavera delle birre ciucciate di straforo, all'ombra, semisdraiato, che appena ti alzi, abbandoni la frescura e inizi a camminare,  ti colpisce un solo raggio solare e sei fottuto e ubriaco alle due e mezza di pomeriggio, col piacevole corollario della scoperta del potere evidentemente intossicante del prodotto acquedotto della Santissima che apporta il necessario contributo autoctono alle notevolissime birre Patruni e Sutta e Del Sole.

La primavera, come ogni maggio, dal 1997, anno in cui mi resi conto di quanto maggio fosse dei dodici il più bello, come ogni maggio mi accorgo che sto cazzo di maggio è volato senza che me ne accorgessi per tempo. E pure accorgendomene avrei preso il proverbiale cazzo a pugni, visto che avrei potuto farci proprio poco.

La primavera delle palle al vento, della brezza che punge, delle serate che serve il giubbotto di jeans con la spilla dei Turbonegro, del caldo che ancora non asfissia, del freddo che non rompe più i coglioni.

La primavera della meditazione, dei sospironi, della contemplazione, dei primi timidi white russian, dello stato esistenziale che non ha cazzi per la testa, della bolla di realtà virtuale che sorride anche se fuori c'è il bombardamento col napalm.

La primavera che costante mi sfugge dalle mani.

La primavera, del sole spaccaculi e del mare spettacolare di giugno.

La primavera, insomma.

E io qui. A non fare niente di tutto questo bendiddio.

 

Mavaffanculo, dai.

 

Garantisce Mister TheGoblin | giugno 10, 2008 14:58 | commenti (4)


venerdì, 06 giugno 2008
 

La prima è "Perchè?".

Ma la più subdola è la seconda. "Per chi?". E poi l'ammiccamento.

Le prime volte l'istinto omicida avrebbe voluto prendere il sopravvento. Anche le secondo. Poi accadeva che respiravo forte e cercavo di abbozzare. Una o due volte ho risposto "Per te. Anche per te". Ma non serve.

Non serve a un cazzo. Me l'ha confessato oggi Nellemore, per strada, di corsa, e la verità mi ha colpito sul grugno con la potenza di Tyson di inizio anni novanta. Devastante e senza scampo. Non serve a un cazzo. Non serve sapere. Non serve la verità. Non servono i numeri, i dati, la carta che canta. Non serve nemmeno la pistola ancora fumante in pugno per ristabilire le priorità. L'importante è la faccia. E crederci sempre. Perchè, come diceva quello barbuto, "La verità è rivoluzionaria".

Non è importante che il misfatto si sia consumato a volto scoperto e mano armata, l'importante è la difesa ad oltranza, il chiudersi a riccio corporativo, l'attacco successivo e l'accusa di demagogia a chi invece la realtà te la sbatte in faccia calda e fragrante. Niente. Non serve a un cazzo.

Serve la bugia ostentata e la ricerca dell'applauso facile, e più la minchiata è enorme ed insostenibile da chiunque abbia anche solo un sedicesimo di cervello funzionante, più funziona. E sono applausi.

Non serve ristabilire le distanze e le proporzioni. Serve la faccia da schiaffi. Serve la nomea di paraculo. Serve la furbizia a compensazione dell'intelligenza, la grossolanità degli argomenti e la dozzinalità del linguaggio a compensazione degli eventi inequivocabili, la paraculaggine a compensazione della verità, la bugia a compensazione dei fatti che ti inchioderebbero altrimenti come un Cristo sulla croce.

Serve la cena di gala sulla nave del socio della persona sulla quale hai passato le ultime tre ore della tua vita a sputare merda e sentirne sputare altrettanta. a compensazione di una serata che è diventata notte a bere birre su birre e fare domande su domande, a sentire risposte comode e risposte scomode, senza etichetta e senza gorilla ringhianti e zelanti servi sciocchi intorno. Ma risposte. Che di risposte uno ne ha bisogno come il pane, dopo tre ore passate ad ascoltare negazioni della realtà che una persona normale una volta l'avrebbero rinchiusa in manicomio. Tre ore trascorse a eludere la realtà, a mistificare i fatti. A mortificare l'intelligenza.

A lei, ministro Altero Matteoli, i miei più profondi rincrescimenti. Venire qui, in casa mia, e propinarmi minchiate sullargomento in cui sono testa di serie numero uno al mondo? Ma dai. Non mi faccia ridere. La credevo una persona seria, invece ha scelto di fare la scimmietta da circo per far scattare l'applauso a comando, circondato da improponibili mentitori leccaculo col sorriso a trentadue denti. Che io diffido sempre da chi ride troppo. Peccato. Sarebbe stata un'ottima occasione. Invece è stata una serata persa. Spero almeno che la cena di gala le sia andata bene.

A te, onorevole Marcello De Angelis, i miei più profondi ringraziamenti. Per tutto ciò che mi ha trovato in disaccordo, innanzitutto. Poi per quello che dicevi mentre ascoltavo e annuivo. Ho imparato a diffidare di chi cerca l'applauso. Preferisco la stretta di mano, poi, a cose fatte. Preferisco chi divide una birra dopo aver fatto carte false per mantenere una promessa, perchè la birra la divido solo con le persone che stimo. Figurati poi se le birre sono decine. Faccia a faccia. Perchè preferisco guardarli negli occhi, gli interlocutori, che se è il caso l'occhio ce l'ho a portata di sputo. Non di applauso. Ho apprezzato il fatto che quando l'argomento si faceva pesante non sorridessi come in genere fanno i tuoi colleghi. Ottima caratteristica. Che poi proprio quella sera di sorrisi a cazzo ne avevo fatta davvero indigestione.

La verità. Un minimo di sincerità, se non proprio la verità. Penso di meritarmela. Credo di potermela permettere. la pretendo. La cerco. E ogni tanto la trovo.

E le domande restano sempre quelle, poi.

Perchè.

Per chi.

Garantisce Mister TheGoblin | giugno 06, 2008 19:23 | commenti (4)


giovedì, 29 maggio 2008
 

Ladies and Gentlemen,

giù il cappello davanti al genio.

 

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 29, 2008 17:01 | commenti (4)


venerdì, 23 maggio 2008
 

 

Ciao Giovanni.
Eccoci qui, come ogni anno.
Sempre più vecchi, sempre meno ottimisti. A ricordarti.
Pensa un po', oggi ti ha citato anche Francesco Cascio, presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana appena eletto.
Mi piacerebbe darti una buona notizia, invece no. Un gran paio di palle.
Qui è sempre peggio.
Sono passati sedici anni, e sembra l'altro ieri. Io me lo ricordo alla perfezione, quel 23 maggio, sai? Era un sabato pomeriggio, caldo, ozioso, di quelli che trascorrevo lenti e noiosi convinto che la routine alla quale mi ero costretto fosse amore, fosse sentimento, fosse qualcosa di importante. Invece era solo noia, come diceva Franco Califano. Perchè i maestri andrebbero sempre ascoltati, perlamadònna.

Me le ricordo, le notizie frammentarie, io incollato al televisore e i mugugni per quella mia attenzione sospetta, che c'era caldo e il mare chiamava. Me le ricordo, le voci che si rincorrevano sui telegiornali.  Che quelle erano cose lontane dagli orizzonti dei diciottenni. E potevo anche capirli. Sono io che sono fatto male.


Eri morto.
No, eri ferito ma cosciente.
No, eri grave ma non in pericolo di vita.
No, eri spacciato.
No, in fin di vita ma parlavi.
Avevo diciannove anni e la testa confusa, sei concetti in croce e la convinzione che la legalità, l'ordine, la legge fossero i valori con la v maiuscola. Concetti molto fascisti, quale mi professavo nel 1992.
La molla, me lo ricordo, era scattata nel 1989, quando qualcuno ti lanciò l'avvertimento all'Addaura, quei non so quanti kg di tritolo destinati a non scoppiare, ma a farti riconsiderare le tue priorità. Me le ricordo, le critiche, le prese per il culo, le accuse.
E' un malato di protagonismo che inventa gli attentati per farsi pubblicità.
L'esplosivo se l'è messo da solo.
Un pazzo, un mitomane, e poi che cazzo vuole da noi, che gli affari poi vanno male?
Ecco.
Quel giorno ho tracciato la linea sulla sabbia, la linea che distingue i quaquaraqua dagli uomini, senza passare per i pigliainculo, gli ominicchi e i menzi uomini.

Leggendo di te, di Paolo Borsellino, di Rocco Chinnici, di Antonino Caponnetto, ma anche di Emanuele Basile, di Ninni Cassarà, di Calogero Zucchetto, di Antonio Ingroia, di Giuseppe Di Lello, di Leonardo Guarnotta, di Carlo Alberto dalla Chiesa, di Cesare Mori, di Boris Giuliano e di tutti gli altri, credo di essere diventato il massimo esperto vivente in aneddotica legata alla lotta alla mafia.
E, questo non lo credo ma ne ho certezza, una persona migliore. Migliore davvero.
E poi c'era lui, quel Paolo Borsellino, missino, uomo di destra nel quale riponevo le sparanze di una vera destra. Ma quella è un'altra storia.

E insomma, Giovanni, sappi che ti ho voluto bene da prima che morissi.
Facile, tessere le lodi di un eroe, per giunta morto. Molto meno facile evitare le risatine di scherno di chi ce la sa e ti guarda con l'aria di chi sa come va il mondo, e certi casini sono da evitare, figurarsi quando a farteli notare è un muccuso di diciott'anni. Che ne sa, un diciottenne, di come va la vita? In Sicilia, poi, dove la vita scorre diversa piuttosto che in qualsiasi altra parte del mondo.

E però io la ragione lo sapevo, dove stava di casa.
Sapevo per chi fare il tifo, sapevo chi erano i banditi e chi gli sceriffi, che nel cazzo di vecchio west i buoni erano buoni ed i cattivi erano perfidi e malvagi, non come qui dove i cattivi sono riveriti e serviti ed hanno il culo leccato da mattina a sera ed i buoni devono giustificarsi anche se vanno a pisciare più di tre volte al giorno. E non escono mai dalla trincea, elmetto in testa e colpo in canna, e per questo sono malvisti, che qui vogliamo un po' di pace e di tranquillità, vogliamo.
Io me lo ricordo, quel sabato 23 maggio del 1992. Mi ricordo Jovanotti e la sua canzone composta per l'epoca, per una volta denudata dall'insopportabile retorica che normalmente queste occasioni suscitano. Io che nel 1992 non ascoltavo altro che i Ramones, capisci?

Me lo ricordo, quel pomeriggio. Col sole che tramontava, e con la sensazione di un enorme buco qui, nello stomaco. Era finita. Un problema in meno, un imbarazzo messo da parte, tre metri sotto terra. Ce ne sono stati, tra quelli che hanno officiato il tuo funerale, ad aver tirato un sospiro di sollievo. Puoi starne certo. Si che lo sai.
Vabbè, facciamola breve.
Sembrava che tutto dovesse cambiare, invece non è cambiato un cazzo. E' peggio di prima. Sei morto per niente. Sei morto per niente e hai dato ragione a chi, invece che incollato al televisore a vedere se fossi morto e come e perchè, mi voleva a mare, a inaugurare la stagione dei bagni, a godersi la brezza del pomeriggio.
Che dirti?
Che qui è come vivere immersi nella marmellata, che inghiotte tutto e rende ogni mossa lenta e faticosa, talmente tanto faticosa che nemmeno ne vale la pena, che poi comunque la marmellata inghiotte tutto di nuovo?
Dovrei insultarti così, insultare la tua memoria, la tua e quella di chi è morto con te, prima e dopo di te per vincere la stessa guerra contro il nemico invisibile?
Che dirti?
Potrei dirti che non ricordo con esattezza la mia reazione a sera tarda, quando ormai anche il più possibilista dei cronisti si era arreso all'ineluttabilità del concetto di onore e di vendetta di Cosa Nostra. Potrei dirti che non ricordo se piansi e mi rinchiusi in me stesso o abbozzai e seguii il richiamo della fica, che a diciannove anni vince sempre su tutto. Potrei dirtelo, ma mentirei, quindi facciamo che 'sta confessione la tengo per me.

Potrei dirti cosa mi succede ogni volta che arrivando da Trapani, poco prima di giungere a Palermo, quando attraverso tutta quella serie di paesini dai nomi caratteristici, Cinisi, Villagrazia, Carini, tutti con una storia che a leggerla bene dovrebbe far sudare freddo, quei paesini che sembrano fare da preludio a Capaci, a quel guard rail colorato di rosso, a quella stele anch'essa rossa con sopra scritti cinque nomi, quel monumento a quanto siamo stronzi, noi siciliani, a quanta merda in faccia ci meritiamo, a quanto eravamo i primi nel mondo e ci siamo ridotti a raccogliere le briciole per quell'indole a fare sempre bidè palle e culo al potente. 

Potrei dirtelo, cosa mi succede, che l'ultima volta ci sono passato in moto e ho accelerato a velocità da vaporizzazionedei punti della patente perchè vedere quella stele mi procura ancora il groppo alla gola e l'aria che manca.

Potrei dirti cosa mi succede quelle rare volte che mi capita di andare all'autoparco della polizia, qui a Messina, e ti assicuro che non ci si capita per caso, e vedo i resti della Croma, quella Croma che guidavi prima che una tonnellata di esplosivo sventrasse trecento metri d'autostrada cancellandoti dalla faccia della terra, e mi sembre sempre stano considerare come, per un verso o per un altro, alla base ci siano sempre fiori. Fiori freschi.
E nonostante questo, il comune di Messina dove misteriosamente sono rimasti a marcire i rottami, in sedici anni non ha trovato una sistemazione consona e solenne, o anche solo significativa. Poi dice che a uno gli girano i coglioni.

 E niente, voleva essere un ricordo, il mio, e invece, come sempre, è diventato un pallosissimo rompimento di coglioni di pesantezza e recriminazioni e bestemmie a denti stretti e tutto il resto, e tutto volevo tranne che diventasse questo. Ma tanto dovevo.


Mi dispiace.

Antonio Montinari. Vito Schifani. Rocco Di Cillo. Francesca Morvillo Falcone. Giovanni Falcone.

Bop non ha mai dimenticato.

 

http://bop.splinder.com/post/2176071#2176071

http://bop.splinder.com/post/4839494#4839494

http://bop.splinder.com/post/12326289#12326289

 

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 23, 2008 17:23 | commenti (7)


mercoledì, 21 maggio 2008
 

New Day Rising

 

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 21, 2008 19:09 | commenti (8)


venerdì, 16 maggio 2008
 

Ascoltare col groppo alla gola e lo stomaco attorcigliato il primo cd di mp3 masterizzati dopo averli scaricati da Napster, e considerare come il 2001 sia davvero un millennio diverso, un'era geologica fa, un contesto spazio tempo distante anni luce.

Avere difficoltà a ricordare se portassi o meno, e in caso positivo quanto lunghe e quanto folte, le basette nel 2001.

Tentare di capire come cazzo si sia riusciti ad uscire vivi dallo sciollero no-limits dell'inverno-primavera 2001.

Leggere con un velo agli occhi gli addii degli Hellacopters che si stanno sciogliendo e farsi venire in mente cosa significassero per te gli Hellacopters nel 2001.

Quel 2001 vissuto con la gola in fiamme e le corde vocali a sanguinare, trascorso troppo in fretta, sempre due passi avanti, volato via mentre aveva ancora troppo da dire e troppissimo da fare.

Quel 2001 in the fast lane.

Quel 2001 che se lo volessi raccontare non troverei altro di meglio da fare che ficcare gli auricolari nelle orecchie dell'interlocutore, e fargli ascoltare i quattro minuti e quaranta di Nothing dei Beatings. Il 2001 in quattro minuti e quaranta secondi.

Il 2001della Zagara, delle lenti a contatto, del vespone di Cicci, degli enne mesi in Olanda, di Buffy The Vampire Slayer ogni pomeriggio cascasse il creato, delle nottate a vincere scudetti e coppe dei campioni col Messina F.C. a Pc Calcio e delle domeniche a vincere campionati di c1 inculando l'elefante sugli scaloni del Nuovo Comunale Giovanni Celeste, i su e giù dall'A18, ufficialmente e clandestinamente, sempre di notte, solo di notte, e le albe che ho visto su quell'autostrada, porcaputtana quante ne ho viste, un anno di albe sulla vespa, un anno di albe annebbiate da tanto di quell'alcool che il fatto che ancora me ne ricordi, seppure sommariamente, è uno di quegl'eventi talmente inspiegabili che lascio proprio perdere. Il 2001 a velocità warp, a carburante nucleare, a denti digrignati e notti insonni, a mattinate di sonno disturbato e di occhiali da sole a nascondere sguardi liquidi e vacuità assortite. E lo sciollero uber alles. E l'autunno che per la prima volta non mi ha fatto venir voglia di morire. E il nodo in gola che mi viene adesso quando ascolto la musica del 2001, quella musica, che per ogni episodio c'ho la canzone che gli corrisponde, qui dietro, stampata a fuoco nella corteccia cerebrale.

2001. Altro che Odissea nello spazio. Odissea nei miei cazzi.

 

Senza il 2001 Bop non sarebbe mai esistito.

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 16, 2008 16:03 | commenti (8)


martedì, 06 maggio 2008
 

(Questo è quello definitivo. Quello che verrà dopo non loso, devo ancora pensarci)

"Dammi le chiavi, vado a fare un giro con la moto che chissà per quanto non la vedrò più, una moto".

Parti per Orvieto tra tre giorni, è appena iniziato agosto. Tanto per iniziare ti fai quindici giorni di Car. Centro addestramento reclute. Un palo nel culo di dimensioni colossali. Roba da bestemmiare, davvero. Roba da non pensarci, che se ci pensi poi ti infeliciti anche gli ultimi giorni prima di un buco nero grande dieci mesi.

"Dammi le chiavi, vado a fare un giro in moto".

Giuseppe ha il Ducati Monster 600. Giallo. Come quello che piace a te. Come quello che avresti in garage se non fosse che tenerlo in garage per un anno mentre tu sei a marciare e giocare a fare la guerra non è proprio una mossa delle più intelligenti. Il Ducati Monster 600 giallo, le cui chiavi Giuseppe ti lancia al volo. Ben felice di farti sverginare la sua creatura. Giuseppe, che con te e dieci altri amici da una vita ha diviso vespe, motori, caschi verniciati a bomboletta e cadute da nsobri e da ubriachi, ossa rotte e ginocchia sbucciate, e mattine d'estate sottratte al sole e al mare e immolate all'altare degli 0,2 cavalli in più sul motore della vespa incrostato eternamente d'olio, tutti attorno, come gli alchimisti, ad improvvisarsi preparatori a colpi di lima e flessibile, combinando guai pur di fare andare la sua vespa giusto un Km orario più veloce del Si di Davide. E quindi questo giro sulla moto nuova te lo meriti.

"Portamela sana, che ancora la sto pagando".

Scherza, Giuseppe. Sa della tua passione per la marmorea ciclistica delle Ducati, e del piglio da Kevin Schwantz col quale affronterai i cinque km di curve che da Letojanni portano a Sant'Alessio. Conosce i quattro anni che hai trascorso a farti il culo, quasi settimanalmente, avanti e indietro dai percorsi impestati del campionato regionale di enduro, e che la moto tu la chiami tranquillamente per nome. E quindi scherza, sapendo che di tiri mancini tu non ne fai.

E quindi sali in sella. Il casco. Porca troia, un casco. Che senza il casco nemmeno la tolgo dal cavalletto, la moto. Chi cazzo ha un casco, qui?

"Chi cazzo ha un casco, qui?", domanda Bop, fiducioso. "Tu?". "No, io no". Tu?" Nemmeno io". "Tu?" "Si, ma è a casa. Toh le chiavi, sali e prendilo". Evvaffanculo, che ti tocca farti tre rampe di scale, e dopodomani parti pure per i quindici giorni di Car. E il Ducati Monster giallo che aspetta solo te. Mondo di merda. E quindi sali, apri la porta, rovisti, trovi il casco, scendi giù. A noi due, Ducati Monster giallo.

"Torno subito, ci metto due minuti".

"No, cazzo, aspetta..."

"Giuro, due minuti giusti"

Fai appena in tempo a sentire "minuti", che Sebastiano si è già volatilizzato all'orizzonte. SUl Ducati Monster Giallo la cui sella aspettava il tuo, di culo. Sebastiano è il gemello di Giuseppe, e benchè a guardarli non li definiresti nemmeno lontanamente parenti, il legame di sangue è il legame di sangue, e viene sempre per primo. La gerarchia innanzitutto. E resti lì, col casco in testa come uno stronzo, a bestemmiare contro Giuseppe mentre un bicilindrico a distribuzione desmodromica urla sempre più lontano e sempre più basso. Fottuto effetto doppler.

Tre giorni ancora.

Tre giorni alla privazione della libertà per i successivi dieci mesi.

Il cazzo di servizio militare.

E la Ducati Monster che ha preso il volo.

"Vaffanculo tu e quel coglione di tuo fratello. Un giro, volevo farmi, uno solo".

Frustrazione, si chiama. Col casco ancora in testa.

"Mi ha detto che torna tra un paio di minuti, che cazzo di fretta hai?"

Giusto. Che cazzo di fretta hai? Te l'ha strappato da sotto il culo, il Ducati Monster giallo, ma che cazzo di fretta hai? Nessuna. Tra un po' avrai il vento in viso ed il ginocchio a cinque centimetri dall'asfalto. Che saranno mai un paio di minuti in più? Niente. Non sono niente.

Solo un po' d'ansia ingiustificata.

E un groppo alla gola.

E uno strano risentimento verso Giuseppe.

E la sensazione strana di aver visto Sebastiano allontanarsi al posto tuo.

Dovevo esserci io, là sopra.

Dovevo esserci io, pensi.

E lo stomaco ti si contorce.

Ma ci scherzi sopra, imputando tutto al disappunto che deriva dal sentirti scavallato.

E diventi perfido.

"E secondo te te la riporta tutta intera?", interroghi Giuseppe, che di riportare al garage mezzi a due ruote piegati in due ne sa qualcosa. "E' la genetica che vi fotte, a voi due". Infierisci. Tutti ridono. Giuseppe ride. Ridono Fabio e Paolo, ridono Francesco, Laura e Graziana, ride Romina. Ridoto tutti. Tu no. Tu non ridi. Tu non hai voglia di ridere. Tu hai qualcosa che ti impedisce di respirare.

I due minuti diventano dieci. E tutti a prendere per il culo Giuseppe.

I dieci diventano venti. E tutti a guardare gli orologi.

I venti diventano trenta. E tutti a cercare di parlare d'altro.

I trenta diventano quaranta. E nessuno ha più voglia di scherzare. E tu sudi freddo. E la temperatura si abbassa di colpo. E' il tre agosto, e tutti abbiamo le felpe col cappuccio calato sulla testa, quando un cellulare trilla.

"E' tuo fratello, che ti chiama per farsi venire a prendere", dice qualcuno. Forse lo dici tu, ma non ne sei sicuro. E' il momento di quella notte che nessuno riesce a ricordare con certezza. Forse non è mai accaduto.

"Giuseppe, Sebastiano ha avuto un incidente, qui, all'incrocio. Aspettami lì, sto venendo a prenderti"





Ancora oggi, ogni volta che mi fermo a quel semaforo che hanno messo un paio di giorni dopo l'incidente, la coda dell'occhio coglie il rifiuto che ho da nove anni di soffermare lo sguardo su quella lapide, ma il suo dovere deve pur farlo, e quindi mi offre quella visione periferica e sfocata che volutamente cerco di ignorare.

Perchè so che quei fiori stretti intorno al palo della segnaletica avrebbero dovuto essere i miei.

Questione di secondi, e su quel Ducati Monster giallo sventrato come se qualcuno avesse messo una granata nel serbatoio ci sarei stato io. Avrei dovuto esserci io. Per questo, quando passo da quell'incrocio che oggi è sorvegliato che nemmeno la Casa Bianca, ho sempre cura di distogliere lo sguardo dall'aiuola.

Distolgo lo sguardo che mi riporta alla mente i lampeggianti blu delle ambulanze, il serbatoio accartocciato del Ducati Monster giallo a sessanta metri di distanza da una Mercedes guidata da un diciottenne culo pieno che degli stop se ne fotte tre cazzi, una Mercedes di quelle belle grosse con quello che resta di un Ducati Monster giallo piantato dentro la parte sinistra del cofano.
Distolgo lo sguardo da silenzio calato come una mannaia tra le prese per il culo dell'ultima serata spensierata prima dei dieci mesi di malo verde militare nel culo.
Distolgo lo sguardo sulle ossa che si gelano, e sugli occhi fuori dalle orbite che ricordi aver avvertito distintamente quando Giuseppe chiude il cellulare e dice solo "Sebastiano è morto", prima ancora di saperlo. Perchè il legame di sangue è il legame di sangue. Perchè due gemelli li separi alla nascita, ma in fondo non hai separato un beato cazzo, hai solo messo due specchi di fronte l'uno all'altro, e uno specchio, che per quanto deformante sempre specchio resta, se si spacca sull'altro riflette le crepe e le linee frastagliate.
Distogli lo sguardo sull'aria che ti è mancata per un secondo lungo un paio di millenni.
Distogli lo sguardo su tutte le coincidenze che hanno fatto sì che lì, su quell'asfalto, il corpo disarticolato, irriconoscibile e morto non fosse il tuo. Che qualcuno avesse deciso al posto tuo, ed avesse concluso che la tua ora ancora non era arrivata.

Quest'estate saranno nove anni, Sebastiano. Nove anni che hai preso il mio posto.
Cercherò di farmene una ragione dopo nove anni.
Che in tutti questi anni non ci sono mai riuscito, a capacitarmene, a ragionare razionalmente sul fatto che sei morto quando invece avrei dovuto morire io, sparso a pezzi tra una Mercedes, un'aiuola, sessanta metri di strada e quello che restava di un Ducati Monster giallo, lì dove oggi c'è una lapide che ti ricorda.
Probabile che stavolta troverò il tempo e la voglia di portartelo un fiore.
No, non in quella sera.
Facciamo che sarà una sera diversa.
Una notte.
Ci faremo una chiacchierata, io e te, dopo questi nove anni.
Probabilmente ti ringrazierò.
Non t'incazzare casomai dovessi farlo. Sai cosa voglio dire.
Parleremo un po', da soli, tu ed io.
E mi racconterai cosa è successo davvero quella sera.
Perchè sei morto tu e non io, perchè hai voluto per forza farti un giro prima di me, di prepotenza, quasi che fosse una questione di vita e di morte.
Mi racconterai un po' di cose.
Io ti porterò un fiore, uno solo.
E canterò una canzone.
Life's a gas, dei Ramones. "La vita è una cosa meravigliosa", vuol dire, alla lontana. Sarebbe bello potertelo sentire dire ancora.
Ecco, facciamo che lo dico io. Anche per te.
Ciao Sebastiano, vediamo quest'estate.

 

Garantisce Mister TheGoblin | maggio 06, 2008 17:17 | commenti (6)


sabato, 26 aprile 2008
 

 

The Mask

 

La Simonia è peccato.

Il primo comandamento vieta di venerare chiunque non sia Dio in persona

Gesù Cristo i mercanti li ha cacciati dal tempio. A calci in culo.

Poi dice che Dio s'incazza.

 

Garantisce Mister TheGoblin | aprile 26, 2008 12:44 | commenti (9)


venerdì, 18 aprile 2008
 

Dove cazzo è

Lee Harvey Oswald

proprio quando

c'è bisogno di lui?


 

Garantisce Mister TheGoblin | aprile 18, 2008 15:38 | commenti (9)


giovedì, 10 aprile 2008
 

Quando ascolto Slide Away degli Oasis, la canticchio con accento mancuniano e credo di avvertire l'odore di iodio dei quarantacinque all'ora in riva al mare direzione Faro e di risentire le vibrazione da Harley Davidson che la vespa mi infliggeva al culo pur avendolo fermamente calamitato, il culo, alla sedia di fronte alla scrivania, allora vuol dire che sono cazzi.
Vuol dire che qualcosa qui dietro, sopra la nuca ed in mezzo alle orecchie, ha deciso di incrociare le braccia, di accavallare le gambe, e di rispondere con una sonoro Mavafanculo a qualsiasi tentativo di riportare ordine e produttività.
Quando c'è in atto quello scollamento spaziotemporale che mi riposta all'estate del 1995, sulla vespa, con gli auricolari nelle orecchie ed il vento a tirarmi dietro i capelli, che all'epoca il casco per la vespa non era ancora obbligatorio, vuol dire che qualcosa s'è definitivamente fottuta, lì dentro.

Si chiama sinestesia.
Deragliamento dei sensi.

Tipo quando si combina una cazzata irreparabile, o succede l'inaspettato, o ci si ficca in situazioni dalle quali non si torna più indietro, e l'unica cosa che davvero si desidera è addormentarsi e stringersi le gambe in posizione fetale.
E riscoprire il caldo abbraccio dell'utero materno.
E tutti i cazzi del mondo fuori. Al freddo e al gelo.
Ecco.
Ho voglia di addormentarmi, con la testa incassata tra le spalle e le mani a stringere gli stinchi, e svegliarmi a luglio inoltrato.



Poi però Winamp capisce e mi vomita una velenosa prescrizione di "demons", si, proprio con le virgolette, New Bomb Turks e Destroy All Monsters.
E il mondo torna ad essere quello splendido grigiume inutile, merdoso e ipocrita che un giorno, di questo potete starne certi, riuscirò a cancellare dalla faccia della terra.

 Let It Bleed, come dicevano quei vecchietti lì, gli attori di quel film di Martin Scorsese.

Garantisce Mister TheGoblin | aprile 10, 2008 14:31 | commenti (2)


giovedì, 03 aprile 2008
 

(The Action Is Go)

 

Garantisce Mister TheGoblin | aprile 03, 2008 19:20 | commenti (2)


venerdì, 28 marzo 2008
 

Eccomi qui, allo specchio. A domandarmi chi ho davanti. A domandarmi se vent'anni fa m i sarei immaginato così. Domandarmelo senza trovare una risposta esaustiva. E nemmeno una adeguata.

Eccomi qui, io, con le mia basettone clamorosamente fuori moda ed i jeans che ho invece appreso essere all'ultimissima moda. In Francia.

Eccomi qui a fare finta che una settimana fa non fossi ancora trentaquattrenne, a cercare di dimenticare che il tempo passa, e passando infierisce. E infierendo non ha rimorsi.

Eccomi qua, bagnato fino al midollo spinale da stamattina alle nove perchè l'uomo coraggioso ama la natura sulla pelle, ma l'uomo saggio invece decide che è meglio prendere l'ombrello. E quello più ancora più saggio non si fa scrupolo a prendere la macchina quando Dio decide di risterminare l'umanità con un diluvio universale peggiore del primo. Di certo non ci pensa neppure, a farsi cinque km sotto la pioggia orizzontale e l'ombrellino-ino-ino che si scoppola ad ogni alito di vento. E come risultato ho il giubbotto di pelle che pesa ventisei kg e gli anfibi che ci potrei allevare i cefali, ci potrei.

Perchè si, trentacinque anni, ma la testa di cazzo, quella non cambia mai.
Trentacinque anni e tre lavori che si sovrappongono e si spintonano, tre cazzo di lavori che non lasciano spazio a nient'altro che sia il minimo indispensabile per poter definire umana l'attività che va poco oltre la nutrizione, il sonno disturbato e la ritmica produzione di anidride carbonica. L'unica che ormai riesco a concedermi.
Una condizione esistenziale che se me l'avessero prospettata quando a trentacinque anni m'immaginavo già imperatore dell'universo da almeno un lustro mi sarei messo a ridere. O mi sarei tagliato la gola.

E siccome a me la Bibbia m'è sempre piaciuta, in questi momenti mi viene da agire come il giudice Sansone, che non a caso ha un nome che significa pressappoco "piccolo sole".
Piccolo ma cazzutissimo.
"Ch'io muoia insieme ai Filistei", quindi. Facendo crollare su di loro e su di me sto cazzo di edificio che mi sono costruito attorno sperando che per miracolo regesse. "E furono più quelli che Sansone uccise morendo che quelli che aveva ucciso durante la vita".
Come soluzione potrebbe non essere la peggiore.
Nel senso che a disposizione me ne sono state prospettate di molto più idiote, alcune delle quali avevano a che fare con operazioni di bidè palle e culo con la lingua a certi personaggi loschi che Tony Soprano si può tranquillamente mettere di fianco.

Eccomi qui, a trentacinque anni, a raccogliere ogni sera, in ora tarda, i cocci del mio culo spaccato in quattro, sui quali sforzandomi poteri leggervi le suole di chi ha tentato di lesionarlo inferendo terrificanti calci che modestamente me la 'nnacano, però dai e dai il fastidio lo si avverte sempre di più. E il fatto che chiunque abbia la mia età potrebbe testimoniare più o meno le stesse sensazioni è una di quelle cose che mi fanno girare i coglioni ,sempre. La presa per il culo, oltre alla beffa che già di suo si somma al danno.
La generazione presa a calci in culo dalla storia.
Mavaffanculo.

E quindi eccomi qui, a leggere e rileggere le parole di Transmaniacon Mc dei Blue Oyster Cult e desiderare di essere altrove, nello spazio e soprattutto nel tempo.
A vivere la vita di qualcun altro, con la faccia patibolare, i bicipiti malamente tatuati , tanta di quella methedrina in corpo da stroncare una mandria di bufali, una stecca da biliardo accorciata e appuntita ed un bobber Shovelhead sotto il culo.

Direzione Altamont. Ad inseguire quella Career of evil che visto che sono in piento trip da Blue Oyster Cult non posso fare a meno di citare.

Per prendere definitivamente a calci in culo quel sogno, il sogno pidocchioso senza il quale adesso io e un paio di milioni di miei coetanei non ci troveremmo a sputare la merda che ci affoga.

Sessantotto un cazzo. Rivoluzione un cazzazzo. Ecco dove mi hanno portato i figli del sessantotto, bastardi pezzi di merda.

"Altamont was the product of diabolical egotism, hype, ineptitude, money, manipulation and, at base a fundamental lack of concern for humanity".

Ottimo. Non chiedo altro.



Altamont, sto arrivando.

 

Garantisce Mister TheGoblin | marzo 28, 2008 17:38 | commenti (7)


venerdì, 21 marzo 2008
 

Mister (side)Burns 

 

 

Garantisce Mister TheGoblin | marzo 21, 2008 15:18 | commenti (11)


martedì, 18 marzo 2008
 

SEARCH & DESTROY


a.k.a. Let it loose una minchia

 

(la sera stessa del post piagnucoloso-intimistico-crepuscolare)
...di nuovo a cazzo duro, dopo un ritorno a casa con le lacrime per il nervoso e Search and Destroy a ripetizione nelle orecchie, l'intermezzo di un investimento sulle strisce pedonali, una rissa e la sensazione che dare e prendere pugni alla fine è la migliore delle soluzioni. E si torna a ghignare in faccia al mondo bastardo, con il ginocchio che duole per il parafango di un coglione che giornata peggiore per fare il malandrino non poteva scegliere e il cuore che ricomincia a battere a centotrentamila bar di pressione, il sangue che scorre tumultuoso e tutto il cazzutissimo resto.

(Apro parentesi per puntualizzare il fatto che non è cambiata una virgola rispetto alle ore passate a inghiottire merda, il che porta alla quantificazione del problema: molto. Un problema che sta per compiere trentacinque anni. E a trentacinque anni non mi sarei mai immaginato così, da piccolo, da un po' meno piccolo, da adolescente, da giovane. Da sempre, vai. E insomma, una mezza giornata di angoscia e pessimismo cosmico e scoramento e voglia di mollare tutto me la posso anche permettere. Per cui, ecco, io chiederei una moratoria all'introduzione dell'ora legale, perchè si, il sole e il mare e la brezza e le maniche corte, ma questo oscillare continuamente tra voglia di infliggere morti dolorose e necessità di tessermi la tela attorno e aspettare qualche anno prima di rinascere farfalla, necessiterebbe ancora di un po' di crepuscolo in ora di avanzato pomeriggio. Chiusa parentesi)

Quindi, caro il mio furbone sulla Peugeot 206 portata forte con l'assetto ribassato, che hai scelto la sera peggiore per fare il malandrino, che probabilmente non avevi la benchè minima contezza del rischio che hai corso inchiodando sulle strisce, facendo il gesto di mandarmi affanculo e mimando di investirmi inserendo nervosamente la prima e lasciando la frizione di scatto quel tanto che bastava a toccarmi appena il ginocchio, ecco, magari chissà, ti sarà riuscito così bene un sacco di volte di intimorire un povero stronzo che convinto sulla scorta della conoscenza del codice della strada, di avere la precedenza assoluta sulle strisce pedonali, si, anche sulle Peugeot 206 portate forti con l'assetto ribassato, e insomma, ecco, caro il mio malandrino, sappi che non ce l'avevo con te in particolare.
Sappi che tu, intendo tu personalmente, non mi avevi fatto niente di particolare per meritare che ti tirassi fuori a forza dall'auto e ti sminchiassi di bastonate: i calci nelle costole, i pugni, la furia selvaggia che ci ho messo dentro, gli altri calci e l'umiliazione di salire di nuovo sulla Peugeot 206 portata forte con l'assetto ribassato e andartene come un crasto, sgommando e minacciando e tutto il resto che, mi rendo conto, è il gioco delle parti. Io ti rompo il culo, tu mi minacci per avere una pervenza di onore salvo. Anche se in quella strada c'eravamo solo io e te.
Chissà, probabilmente una volta a casa sarai andato a rileggere i vecchi tomi della scuola guida e ti sarai reso conto che si, in effetti chi attraversa sulle strisce ti piscia in testa, in quanto a precedenza, e non importa che tu vada a duecentotrenta chilometri orari, non hai che da frenare come un cornuto. E possibilmente metterti la lingua nel culo, che il torto è tutto dalla tua.
O forse non farai niente di tutto questo, e continuarai a fottertene, prima di incontrarmi magari un'altra volta, chissà, mentre attraverso la strada sulle strisce, con gli Stooges nelle orecchie, il peso di una giornata terrificantemente merdosa sulle spalle, e la voglia di fare del male a qualcuno.
Potrebbe succedere.
Mi libereresti da un peso, e probabilmente ti ringrazierei.
Daresti un senso a tutta la merda che devo mandare giù, e mi rifarei un minimo dei calci in culo che il destino riserva a chi non li merita. Tipo me, tanto per non andare lontano.
Quindi sappi che non ce l'avevo con te.
Sei stato solo il bersaglio di una serie di cose che non vanno, un burattino nelle mani del destino che se fossi passato cinque secondi prima o cinque secondi dopo avresti evitato un po' di calci in culo e pure una lezione di civiltà. E io sarei tornato a casa col passo veloce e gli occhi rossi di lacrime isteriche e nervose, di quelle che scendono senza che tu lo voglia.
Consolati, per un attimo hai fatto le veci di Gesù Cristo, che si è immolato per i peccati altrui.
Quando dice il potere taumaturgico di una bella manciata di bastonate.
Oggi date, domani, chissà, subite.
Altro che Fight Club.

 

Garantisce Mister TheGoblin | marzo 18, 2008 17:48 | commenti (9)


lunedì, 10 marzo 2008
 

Let It Loose

E allora vaffanculo.

Che se ne vada tutto a farsi fottere.

Let It Loose, dicevano i Rolling Stones nell'anno in cui sono nato.
Che come consiglio in questo momento mi pare davvero ottimo, anche perchè è l'unico che potrei seguire nel pieno di tutte le mie facoltà.

Che poi sarebbe la soluzione dei cornuti, quella di alzare il braccio destro in segno di fanculeggiamento, voltare le spalle e andarsene, visto che non è più possibile altra soluzione.

Perchè arriva un punto in cui, dopo aver fatto sbiancare le nocche a furia di stringere i pugni, avere le labbra piene di sangue a furia di morderle, trovarsi i pollpastrelli di un lebbroso perchè le unghie sono ormai un ricordo lontano, l'unica cosa è mollare il colpo.Questo, oppure danzare sui cadaveri. Niente, meglio lasciare che se ne vada tutto a farsi fottere.

Let It Loose.

Anche se fuori c'è il sole delle occasioni che non si dimenticano e quelle nuvole striate di rosso che si vedono una volta ogni tre anni. Anche se il finesettimana è stato di quelli. Senza una virgola fuori posto.
Il problema è che poi si torna, stessi cazzi, stessa assenza di soluzioni, stesse ulcere ormai inguaruibili, stessa situazioni incancrenite senza rimedio. E non solo davanti. Anche dietro, a destra, a manca, sopra, sotto. Un cazzo di assedio.
E che puoi fare di fronte all'assedio, a meno che tu non sia spartano e uno dei trecento, che per inciso si, la battaglia e lo sprezzo del pericolo e i persiani e noi siamo guerrieri e voi mezze seghe, tutto giusto e tutto bello, ma alla fine chi l'ha presa tutta sana nel culo non sono stati i persiani, tanto per ristabilire le giuste proporzioni.
E di combattere ogni giorno contro i nemici invisibili non ne ho più voglia.
Che a me la facceda di Enrico Toti che tira la stampella gli austriaci faceva ridere anche in quarta elementare.

E quindi niente, che se ne vada tutto affanculo. Let It loose, come dicevano i Rolling Stones.

Perchè se in questo momento mi mettessi a spulciare tra i dischi, i milioni di dischi, non mi sentirei dell'umore adatto per la furia degli Zeke, o per la violenza dei Germs, o ancora per l'assalto dei New Bomb Turks o le viscere fumanti dei Misfits o per il nichilismo da baraccati degli Stooges o per gli umori mortiferi dei Birthday Party, e nemmeno per la calma contemplazione dei Grant Lee Buffalo, per l'intimismo di Nick Drake o per l'alienazione dei Jesus and Mary Chain o per l'epica da perdenti dei Social Distortion o per il cazzo dritto deio Turbonegro o per le atmosfere sofisticate di John Coltrane o per quelle sudate di James Brown o per la sacra deferenza che normalmente tributerei alle parole di Johnny Cash.
No.
Ho voglia dell'arpeggio liquido e tremolante, della voce rotta dai singhiozzi, dell'atmosfera di decadenza, dell coraggio di chi è esausto e non ha più niente da perdere, delle voci che si sovrappongono confuse, del pianoforte che lamenta contro iol destino, dell'implosione di chi non ha più niente.

Perchè mi sento dell'umore di chi è troppo esausto anche solo per accennare ad una qualche reazione, una qualsiasi, troppo stanco per qualcosa che vada oltre un vaffanculo di resa, una bandiera bianca solo appena sporca di sangue, di fango e di sudore, senza nemmeno l'onore delle armi. Solo un forte desiderio che tutto vada a farsi fottere, finisca come finisca.

Perchè ogni tanto anche ai supereroi girano i coglioni.

Let It Loose.

Keep those tears hid out of sight, let it loose, let it all come down.

 

Garantisce Mister TheGoblin | marzo 10, 2008 18:01 | commenti (6)



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